27 Febbraio 2017

Conseguenze delle sanzioni: urge un nuovo approccio politico

La crisi siriana è considerata da tanti esperti la più grave catastrofe umanitaria dalla fine della seconda guerra mondiale. Oltre undici milioni di siriani sono in fuga, al meno cinque milioni di loro hanno già lasciato il paese. Le sanzioni economiche contro il paese, alle quali aderisce anche la Svizzera, contribuiscono a peggiorare la situazione. CSI esige un nuovo approccio politico e un esame strategico della situazione.

La giovane Jamileh è malata di leucemia ed è vittima della sanzioni economiche contro la Siria (csi)

Cinque anni or sono, per risposta alla repressione sanguinosa delle dimostrazioni pacifiche della “primavera araba”, USA e UE imposero sanzioni economiche contro il governo siriano. Successivamente esse furono inasprite, oggi sono senza precedente: rappresentano una punizione collettiva della popolazione siriana intera. I tre patriarchi di Damasco confermarono questa valutazione lanciando il 23 agosto 2016 un appello alla comunità internazionale: “Fermate l’assedio del popolo siriano! Sospendete le sanzioni internazionali contro la Siria!“.

Rapporto ONU finanziato dalla DSC

La Svizzera aderì il 18 maggio 2011 alle misure di sanzioni dell’UE. Una decisione che rimette seriamente in questione la neutralità e la tradizione umanitaria della confederazione. È difatti la popolazione civile a essere più duramente toccata dalle sanzioni.

La DSC (Direzione dello sviluppo e della cooperazione) del dipartimento degli affari esteri ha finanziato un rapporto che conferma questa lettura dei fatti; il documento forte di 42 pagine e intitolato “Conseguenze umanitarie delle restrizioni unilaterali contro la Siria” è stato commissionato dall’UNESCWA e porta la data del 16 maggio 2016. È stato pubblicato per vie confidenziali soltanto a fine settembre 2016.

Aiuto umanitario ostacolato

Secondo il rapporto, le sanzioni ostacolano l’aiuto umanitario indispensabile alla sopravvivenza di due terzi della popolazione – ossia 13 milioni di persone. In conseguenza diretta delle sanzioni molte attrezzature non possono più essere importate. Questo impedisce il rifornimento della popolazione con acqua potabile. Per esportare verso la Siria tubi e pompe occorre un’autorizzazione speciale del paese esportatore. Ciò provoca ritardi ed eccessi burocratici. I costi per l’autorizzazione spesso superano quelli di produzione.

Persino donazioni sono toccate dalle sanzioni: le banche occidentali rifiutano di effettuare versamenti in qualche modo relazionati con la Siria. Non vogliono in alcun modo infrangere le sanzioni, per paura delle salatissime multe comminate in particolare dagli USA. Il Tages-Anzeiger (quotidiano zurighese) ha presentato un caso particolarmente triste: Alice Meier*, una pensionata di San Gallo voleva donare 50 franche alla fondazione “Jesuiten weltweit”, annotando sul bollettino “per i bambini siriani”. La banca Crédit Suisse rifiutò di effettuare l’operazione bancaria, riferendosi alle sanzioni in vigore.

Conseguenze economiche disastrose

Il rapporto mette in guardia contro le conseguenze economiche disastrose delle sanzioni. Simultaneamente con l’avvio delle sanzioni, il commercio tra USA, UE, Svizzera e Siria è crollato tra l’86 e il 99.7%. Si capisce una diretta causalità tra questi numeri, la chiusura di numerose firme siriane e la conseguente massiccia disoccupazione. Due uomini d’affari incontrati da John Eibner, responsabile CSI per il Medio Oriente, a Tartus, confermano questa tesi: “Le nostre firme sono rovinate. Abbiamo dovuto licenziare tutti i nostri impiegati”. I due uomini appartengono a famiglie cristiane di Aleppo una volta agiate e vogliono tornare nella loro città natale appena possibile.

Il settore della sanità duramente toccato

Il concorso dei due fattori conflitto armato e sanzioni ha conseguenze devastanti per il settore della sanità. Il rapporto evidenzia come oltre la metà degli ospedali statali siano danneggiati o distrutti dalla guerra, mentre le sanzioni rendono impossibile procurarsi i materiali necessari per la ricostruzione. Questo vale ugualmente per la produzione di medicamenti. Prima della guerra soltanto poche medicine erano importate, il resto era prodotto nel paese. Oramai quasi tutti gli impianti produttivi sono chiusi; per gli ultimi ancora attivi è difficilissimo procurarsi materie prime.

Molti medicamenti contro il cancro dovevano essere importati già prima del conflitto. Come molti altri trattamenti sono ora inaccessibili. La sedicenne Jamileh è malata di leucemia; sopravvive soltanto grazie a trasfusioni di sangue e a medicamenti specifici da quattro anni impagabili per la sua famiglia. La tua donazione permette a CSI di finanziare il trattamento.  “Jamileh è una ragazza in gamba. Non soltanto ha ricominciato la scuola, ma mi aiuta anche con l’insegnamento degli allievi di nonna classe”, ci spiega suor Sarah*, partner di CSI, che assiste la famiglia in Siria.

Urge un nuovo approccio politico

Dalla loro entrata in vigore, le sanzioni non hanno avuto alcun effetto benefico per la popolazione siriana. Al contrario: acuiscono gli effetti della guerra, mentre il presidente Baschar al-Assad è ancora fermamente al potere. L’oggettivo, cioè accelerare il cambio di regime, non è stato raggiunto. I siriani che hanno scelto di rimanere nel paese sono puniti con una catastrofe economica e umanitaria maggiore. Per permettere alla popolazione una vita degna urge un nuovo approccio politico:  la strategia aggressiva di un cambio forzato di regime a tutti i costi deve essere abbandonata.

I dodici anni di sanzioni ONU contro l’Iraq portarono alla morte di 100 000 bambini (Garfield 1999). Ostinandosi a chiudere gli occhi sulle conseguenze umanitarie delle sanzioni, gli attori politici internazionali provocarono in Siria una catastrofe umanitaria di uguale ampiezza. Madeleine Albright, ambasciatrice USA presso l’ONU negli anni novanta, aveva difeso le sanzioni contro l’Iraq, asserendo che ne “valeva la pena”. È il nostro consiglio federale della stessa opinion per quanto rispetto alle sanzioni contro la Siria?

Alexandra Campana

*nome fittizio


CSI lancia un appello al presidente della Confederazione Johann Schneider-Ammann

Il rapporto interno dell’ONU finanziato dalla DSC raccomanda agli stati aderenti alle sanzioni economiche contro la Siria di effettuare una “verificazione strategica”: le sanzioni non devono impedire né l’aiuto umanitario né la ricostruzione all’interno del paese. CSI si associa a questa raccomandazione e ha invitato in dicembre 2016 con una lettera il consigliere federale Johann Schneider-Ammann ad avviare una tale verifica presso il SECO, ente che coordina la politica di sanzioni della confederazione.

Le conclusioni del rapporto sono scioccanti. Adottando le misure di sanzioni dell’UE, la Svizzera si fa complice di una catastrofe per l’umanità. Un paese neutro con una grande tradizione umanitaria come il nostro non può ignorare questo soggetto difficile.


 

I documenti menzionati nell’articolo:

I documenti menzionati nell’articolo

Rapporto interno dell’ONU finanziato dalla DSC (inglese)

Lettera al consigliere federale Johann Schneider-Ammann (tedesco)

 

 

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